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Assieme per il Tagliamento

Associazione

RASSEGNA STAMPA 2010

Laboratorio, risultati entro 4 mesi


dovrà valutare i costi delle opere alternative alle casse di espansione

Messaggero Veneto - 28 maggio 2010

Laboratorio per il Tagliamento con 13 tecnici


Messaggero Veneto - 13 maggio 2010

Un’alternativa alle casse


La Vita Cattolica - 8 maggio 2010

“Il Diari” n°9 pag 8 del 5 maggio 2010 (in friulano) - visita il sito del giornale.

Tagliamento, ecco il piano alternativo

Messaggero Veneto - 07 maggio 2010   pagina 15   sezione: PORDENONE

DIGNANO. Una proposta di laminazione delle acque in eccesso per risolvere il problema delle esondazioni del Tagliamento e nel contempo conservare la naturalità del fiume, valorizzarne le peculiarità, riducendo il più possibile l’impatto ambientale. Questo il progetto presentato l’altra sera a Dignano da “Assieme per il Tagliamento” e illustrato, dinnanzi a un folto pubblico, dallo stesso progettista, ingegner Pascoli. Un’alternativa alla realizzazione delle casse d’espansione e anche al ponte-diga suggerito da alcuni amministratori. Pascoli propone opere semplici, non imponenti, che non prevedono parti in movimento, con un uso limitato della tecnica (anche per evitare future onerose manutenzioni), sfruttando tutta l’area golenale del fiume, in maniera tridimensionale. «Nel suo corso mediano, il Tagliamento ha una pendenza limitata - ha spiegato Pascoli -, la sua area golenale ha una larghezza media di quasi 2 km che crea una cassa di espansione naturale di circa 70 kmq; è in questo tratto che il suo letto ha molta capacità di assorbimento e percolazione. L’ampio letto ghiaioso del fiume è una grande spugna, capace di assorbire diversi milioni di metri cubi di acqua, costruendo dei diaframmi ripartitori con degli sfioratori, inseriti nel materasso ghiaioso completamente interrati per una profondità di circa due-tre metri, che chiamino a collaborare tutta la larghezza del fiume in maniera trasversale, così facendo, oltre ad alimentare le falde profonde, non ci sarà impatto ambientale visivo. Questo sistema rallenterà la velocità dell’acqua che andrà lentamente a espandersi in tutta la sua area golenale e troverà un suo equilibrio anche nell’aspetto superficiale visibile». I manufatti andrebbero realizzati in corrispondenza dei ponti di Dignano e Casarsa e di un terzo ponte da costruire in prossimità di San Odorico. Il problema è stato considerato anche sotto l’aspetto della razionalizzazione della viabilità, assolvendo così una duplice funzione: quella di laminazione del Tagliamento e quella viaria di collegamento con la Cimpello-Sequals allo svincolo di San Giorgio della Richinvelda. Il tutto andrebbe approfondito sul piano tecnico dagli organi competenti regionali: era presente in sala Roberto Schak, direttore della Direzione centrale ambiente e lavori pubblici. «Si auspica che l’ipotesi illustrata - ha detto Franca Pradetto, presidente di Assieme per il Tagliamento - possa essere considerata dal Laboratorio Tagliamento, la commissione voluta dall’assessore regionale all’ambiente Elio De Anna, che sarà chiamata a effettuare una ricognizione delle possibili ipotesi. Siamo soddisfatti anche per l’apprezzamento espresso dai consiglieri regionali Paolo Menis e Piero Colussi e da Giorgio Cavallo, presidente regionale di Legambiente». Raffaella Sialino



Soluzione anti-piene a basso impatto

Messaggero Veneto - 05 maggio 2010   pagina 08   sezione: PORDENONE

SPILIMBERGO. La volontà responsabile di risolvere il problema delle esondazioni del fiume Tagliamento, abbandonando la possibile realizzazione delle casse d’espansione, che comprometterebbero in maniera irreversibile l’ambiente: questo il filo conduttore del convegno promosso dall’associazione ambientalista Assieme per il Tagliamento nella sala municipale di Dignano. «La serata – come sottolineato dalla presidentessa del sodalizio Franca Pradetto – ha visto la partecipazione di oltre cento persone che hanno potuto ascoltare direttamente dal progettista, l’ingegner Pascoli, un’efficace proposta di laminazione delle acque in eccesso, che si propone di conservare la naturalità del fiume, valorizzandone le peculiarità e riducendo il più possibile gli impatti». Una proposta, precisa Pradetto, «che non vuole affatto essere un ponte-diga. Al contrario, l’ingegner Pascoli propone opere semplici, non imponenti, che non prevedono parti in movimento, con un uso limitato della tecnica (evitando onerose manutenzioni), sfruttando tutta l’area golenale del fiume, in maniera tridimensionale, ovvero in larghezza, in lunghezza e in profondità». La proposta di Pascoli mette in evidenza come «l’ampio letto ghiaioso del fiume sia una grande spugna, capace di assorbire diversi milioni di metri cubi di acqua. Costruendo diaframmi ripartitori con sfioratori, inseriti nel materasso ghiaioso completamente interrati per una profondità di due-tre metri, sarebbe possibile alimentare le falde profonde senza alcun impatto ambientale visivo». «Questi manufatti – ha spiegato Pascoli – andrebbero realizzati in corrispondenza dei ponti di Dignano e Casarsa e di un terzo ponte ex novo da costruire in prossimità di Sant’Odorico, così da aumentare l’efficienza e il volume dell’acqua trattenuta dove la superficie golenale è molto ampia, e potrebbe essere ripetuto anche a monte in direzione di Carpacco e a valle sino a Ponte Madrisio». Il problema è stato considerato anche sotto l’aspetto della razionalizzazione della viabilità, assolvendo così una duplice funzione: quella di laminazione del Tagliamento e quella viaria di collegamento con la Cimpello - Sequals allo svincolo di San Giorgio della Richinvelda. «E’ evidente – ha concluso Pradetto – che il tutto dovrà essere adeguatamente approfondito sul piano tecnico dagli organismi competenti regionali, che hanno dimostrato interesse accogliendo l’invito dell’associazione, data la presenza in sala del direttore della Direzione centrale ambiente e lavori pubblici. Per cui ci si auspica che l’ipotesi illustrata dall’ingegner Pascoli possa essere attentamente considerata dal Laboratorio Tagliamento, la commissione voluta dall’assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna, che sarà chiamata a effettuare una ricognizione delle ipotesi». Apprezzamento alla soluzione prospettata è stata espressa anche dai consiglieri regionali Paolo Menis e Piero Colussi, oltre che da Giorgio Cavallo, presidente regionale di Legambiente, che ha collaborato con Assieme per il Tagliamento nella consapevolezza che per riuscire negli intenti comuni bisogna lavorare insieme. Guglielmo Zisa ©RIPRODUZIONE RISERVATA


Un laboratorio per il Tagliamento

Disco verde dalla Regione: tredici i componenti, accordo anche con il Veneto

De Anna: « Intendiamo dare vita a un piano condiviso». Il tutto in tempi stretti

Dignano: Le contromosse ambientaliste


Messaggero Veneto - 29 aprile 2010

Dignano: Le contromosse ambientaliste

II sindaco Francesconi soddisfatto:

ora si pensi al nuovo ponte


Messaggero Veneto - 29 aprile 2010

LA DIFESA DI LATISANA 
Elio De Anna nomina una commissione di 13 tecnici,
ma spunta un'ipotesi nuova in alternativa alle casse

Sul Tagliamento un ponte con parataie

da Il Gazzettino Friuli del 29 aprile 2010

“Un nuovo ponte per risolvere due gravi problemi”, “La variante della discordia”, ”Il destino del fiume. Scelta difficile. Fronti contrapposti”

di Alessandro DigiustoIl Friuli - 9 aprile 2010 n.14 pag 12-13

«Un Mose sul fiume? Non da noi»

Messaggero Veneto - 28 marzo 2010   pagina 12   sezione: PORDENONE

SPILIMBERGO. «Un ponte antipiene sul Tagliamento? Se quella di realizzare sul Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine, un ponte tecnologico, una sorta di piccolo “Mose”, quale alternativa alle casse di espansione è un’idea «condivisibile», non altrettanto lo è quella di realizzare quest’opera a sud dell’attuale ponte di Dignano, magari in prossimità dell’abitato di Gradisca». Ad affermarlo è Marco Dreosto (nella foto) , assessore al comune di Spilimbergo e residente della frazione di Gradisca. «In questi giorni – precisa l’assessore spilimberghese – sono stato avvicinato da alcuni residenti di Gradisca che mi hanno sottoposto le loro preoccupazioni». «Il territorio della frazione, già notevolmente penalizzato dal piano stralcio, e dai vincoli idrogeologici, che prevedono forti limitazioni sia sull’edificabilità e quindi sull’espansione edilizia del paese, sia alle coltivazioni agricole, gravando sul valore delle proprietà, sarebbe addirittura esposto al rischio di un assoggettamento a esondazioni guidate». Un fatto, questo, che incontra la contrarietà del assessore spilimberghese. «La struttura ipotizzata è un’opera mastodontica, che avrebbe un impatto significativo sul territorio – sottolinea Dreosto – Ritengo, quindi, che prima di lanciare ipotesi di questo tipo, sia meglio coinvolgere la popolazione e le associazioni del territorio. Non vorremmo trovarci di fronte a qualcosa deciso dall’alto senza coinvolgimento». Gli abitanti della frazione di Gradisca, vogliono, dunque, vederci chiaro e capire quali potrebbero essere gli sviluppi di un progetto che se realizzato potrebbe penalizzare ulteriormente questo territorio. «Personalmente – conclude l’assessore spilimberghese – ritengo che le aree golenali a nord dell’attuale ponte siano sufficienti per mettere in sicurezza il fiume, e quindi realizzare l’opera parallela o in sostituzione dell’attuale ponte possa essere condivisibile, ma penso che prima di qualsiasi ipotesi si debba fare dei calcoli attraverso simulazioni e modelli. Terremo le orecchie ben tese». Guglielmo Zisa ©RIPRODUZIONE RISERVATA





onte anti-piene, il comitato appoggia la proposta di Menis

Messaggero Veneto - 26 marzo 2010   pagina 16   sezione: UDINE

DIGNANO. Il Comitato “Assieme per il Tagliamento” sostiene la proposta del consigliere regionale Paolo Menis di costruire un nuovo ponte sul Tagliamento, più a valle rispetto a quello di Dignano. «Sugli interventi da fare per la messa in sicurezza delle popolazioni a rischio alluvionale - dice il Comitato - condividiamo la proposta di costruzione di un ponte tecnologico, che altro non vuol dire che un ponte con delle briglie che trattenga e rallenti la corrente dell’acqua nei momenti di piena del Tagliamento. In sostanza, quando l’acqua raggiunge una certa altezza, saebbe trattenuta da questi sfioratori e il fiume andrebbe a espandersi su tutta l’area golenale, occupando una superficie che naturalmente di fatto non riesce più a occupare da anni, a causa delle numerose estrazioni di ghiaia avvenute negli ultimi 30 anni, che hanno costretto il fiume a scorrere in spazi molto più contenuti. La soluzione più efficace sarebbe, a nostro parere, che il nuovo ponte venga realizzato all’altezza di San Odorico, così da poter ottenere il massimo della resa di invaso, dato che oltre il ponte di Dignano verso sud, le aree golenali libere raggiungono addirittura i due chilometri di larghezza e dove il fiume potrebbe esondare naturalmente e contenere molti metri cubi d’acqua in più e diminuire di molto il rischio alluvionale, che incombe sulle popolazioni nel basso corso. Non condividiamo la proposta dei sindaci di fare il ponte affiancato a quello di Dignano, perché qualora si verificasse l’allagamento delle zone prima del ponte, finirebbero sott’acqua il nuovo bocciodromo di Vidulis, le aree festeggiamenti di Vidulis e di Carpacco e la scuola agraria di Spilimbergo». Per il Comitato «la soluzione proposta da Menis, nel caso fosse comprovata sotto l'aspetto tecnico da chi di dovere e quindi efficace per la risoluzione della messa in sicurezza tanto attesa dei cittadini a rischio, ma anche da tutti noi, sarebbe un’opera a basso impatto ambientale, a differenza delle casse di espansione o della diga nella stretta di Pinzano, opere che il comitato “Assieme per il Tagliamento” e il popolo delle 20.000 firme ha sempre fortemente contrastato». Il comitato inoltrerà alla Regione, la richiesta di recepire la proposta di Menis e di attivare tutte le verifiche tecniche del caso, affinchè l’opera possa concretizzarsi in tempi brevi. Raffaella Sialino



Sindaci favorevoli al ponte anti-piena

Messaggero Veneto - 25 marzo 2010   pagina 16   sezione: UDINE

DIGNANO. «Rifare il ponte di Dignano è una possibilità che va esaminata. Potrebbe essere una valida alternativa alle casse di espansione sul Tagliamento, ma il ponte va rifatto lì dov’è, magari affiancato a quello esistente, e non più a valle come ha proposto il consigliere regionale Paolo Menis». Lo hanno dichiarato all’unanimità i 5 sindaci del no alle casse - Emilio Iob per San Daniele, Mirco Daffarra per Ragogna, Giambattista Turridano per Dignano, Renzo Francesconi per Spilimbergo e Luciano De Biasio per Pinzano - che si sono incontrati martedì sera nel municipio di Dignano, proprio per discutere di tale eventualità. Concordi hanno specificato che «la proposta di Menis è quella di realizzare il ponte più a valle; si tratterebbe di uno sbarramento, non certo di una diga, realizzato con tutte le tecnologie più avanzate allo scopo di rallentare le ondate di piena. Nella sostanza l’idea è condivisibile: il ponte va rifatto, sì, ma nello stesso luogo in cui si trova ora, perché rifarlo più a valle significherebbe bloccare la realizzazione della variante di Dignano e di quella di Barbeano». Per i cinque primi cittadini, infatti, è essenziale che l’intervento non ritardi in nessuna maniera l’immediata risoluzione del problema del traffico a Dignano: Iob, Daffarra, Francesconi e De Biasio si sono dichiarati solidali con il collega Turridano. «Per l’amministrazione comunale di Dignano- ha spiegato infatti il sindaco Turridano- è prioritaria su tutto la risoluzione del problema del traffico in paese. Niente deve ritardare, neanche di 24 ore, la realizzazione della Variante sud. La Regione ha già finanziato l’opera con 17 milioni di euro e sta procedendo con la progettazione esecutiva. L’inizio dei lavori è previsto per il 2011 e la loro conclusione nel 2013. Respingiamo al mittente la proposta di costruire un ponte più a valle, perché bloccherebbe tutto». In conclusione i cinque sindaci, ribadendo la loro contrarietà alle casse di espansione ‹‹che devasterebbero un ampio territorio››, si sono detti aperti a esaminare soluzioni alternative per la sicurezza di Latisana, a partecipare in modo serio a una discussione sia tecnica che politica, invitando la Regione a valutare la possibilità di rifare il ponte di Dignano. Raffaella Sialino





Comunicati Agenzia Consiglio Notizie 15 Marzo 2010

ACON) Trieste, 15 mar - COM/AB - Il Piano stralcio dell'Autorità di bacino di Venezia, che prevede la realizzazione di opere idrauliche per la sicurezza delle popolazioni rivierasche del fiume Tagliamento, aspetta ancora la decisione di Tondo e dell'assessore regionale De Anna circa la realizzazione o meno delle casse di espansione. Lo afferma il capogruppo PD in Consiglio regionale Gianfranco Moretton, che evidenzia some siano trascorsi inutilmente ben due anni da quando governa il centro-destra senza che nulla si muova in regione. Gli atti amministrativi a suo tempo approvati sono fermi nel cassetto dell'assessorato dell'Ambiente: procedure e atti ben precisi che devono andare avanti per essere applicati senza indugio, pena evidente comportamento omissivo. Qualche giorno fa, in Consiglio comunale a Latisana, l'assessore De Anna sembra si sia impegnato a procedere nel dare attuazione al piano stralcio e quindi alla realizzazione anche delle casse di espansione, dopo che avrà ascoltato i sindaci dei Comuni che stanno a monte del fiume Tagliamento e che avrà ottenuto il commissariamento da parte del ministero dell'Ambiente.  Il percorso individuato da De Anna pare assai articolato, ma anche fumoso circa l'effettiva volontà di dare concretezza alla realizzazione delle opere del piano stralcio. Delle due l'una: o De Anna vuole prendere tempo per insabbiare l'iniziativa, oppure cerca di modificare il piano stralcio dell'Autorità di Bacino.  Nella prima ipotesi, De Anna, Tondo e l'intera Giunta si assumerebbero una grave responsabilità giuridico-legale, perché omissivi dell'obbligo di legge che prevede interventi idraulici per la sicurezza della gente; nella seconda, è opportuno che le popolazioni rivierasche sappiano che la possibile modifica del piano stralcio, significherà rifare tutta la procedura amministrativa che comporterà un allungamento infinito dei tempi. Due anni colpevolmente e inutilmente trascorsi, 53 milioni di euro dello Stato fermi nelle casse della Regione, con buona pace dei sindaci e dei cittadini dei territori rivieraschi che continuano a essere a rischio esondazione qualora dovesse ripresentarsi il catastrofico evento alluvionale del 1966. Ma ora mi piacerebbe sapere se quelli che hanno competenza istituzionale in materia si assumeranno completamente questa grave responsabilità omissiva e politica.



da Il Gazzettino di Sabato 13 Marzo 2010,

TAGLIAMENTO NO AL PRELIEVO DELLA GHIAIA

      Le casse di espansione, che sembravano essere il destino ormai segnato del Tagliamento, ad un applicabilità al fiume friulano di strategie di gestione fluviale di ingegneria innovativa, è stato al centro degli argomenti trattati da esperti di sistemi fluviali di fama mondiale, invitati dalla associazione Assieme per il Tagliamento, in occasione del convegno “Gestioni fluviali a confronto - Proposte per il Tagliamento”.

      Un’occasione da non perdere per affrontare in modo risolutivo l’annoso problema della messa in sicurezza del fiume, se solo ci fosse stata la volontà di affrontare e recuperare il tempo perduto. In apertura dei lavori, il governo regionale aveva fatto sapere, per tramite del suo assessore all’ambiente, Vanni Lenna, che «c’era la ferma volontà di trovare soluzioni alternative alle famigerate casse e di essere pienamente disposta al confronto, per discutere dell’argomento con tutte le parti interessate».

      Confrontando esperienze e studi eseguiti su differenti fiumi, gli studiosi hanno dimostrato come regimazioni, manufatti ed estrazioni di ghiaia eseguiti dall’uomo senza alcuna pianificazione, impediscano il normale decorso dell’acqua e possano provocare un aumento notevole del rischio alluvionale.

      Ciò significa che non ci sono le condizioni per motivare dei prelievi ulteriori di ghiaia. Il Tagliamento nell’alto e medio corso, in questo momento sta recuperando sia in larghezza che in sedimentazione, tanto che, durante le intense e abbondanti piogge di Natale, l’acqua è riuscita ad espandersi tranquillamente in quasi tutta la zona golenale, che ha funzionato da cassa di espansione naturale.

      I 53 milioni di euro statali potrebbero servire per mettere in sicurezza il fiume e, seguendo i suggerimenti del professor Rinaldi, gli interventi da fare in questo momento su tutto il bacino idrografico, devono puntare al riequilibrio di quei tratti di fiume, quindi spostando la ghiaia dai depositi in eccesso per trasportarli dove non bastano. In questo modo sarà possibile ripristinare rapidamente le dinamiche di cui il fiume ha bisogno per recuperare il proprio andamento naturale.

      Continuare a prelevare irrazionalmente inerti dal Tagliamento porta, come sicura conseguenza, all’erosione costiera. Infatti il limite delle spiagge è in costante equilibrio fra quanto viene movimentato dal mare e quanto viene trasportato dai corsi d’acqua. Se non c’è sufficiente apporto di sedimenti sulla costa, in quanto ghiaie e sabbie vengono prelevate dagli alvei a centinaia di migliaia di metri cubi in base alle esigenze dei cavatori e non in base alle reali disponibilità naturali, ciò che ne consegue sarà la scomparsa dei litorali.

      L’associazione Assieme per il Tagliamento, esprime una forte critica, verso Regioni, Provincie e altre istituzioni. Seppur investite dalla responsabilità di dare risposte concrete su scelte necessarie e vitali, esse non hanno saputo o voluto cogliere l’occasione di ascoltare relazioni e proposte basate su ricerche tecnico-scientifiche di alto valore e che dovrebbero ispirare le importanti scelte in materia che gli competono. Deludenti e sconfortanti le recenti dichiarazioni di amministratori ed associazioni: giustificare gli sghiaiamenti selvaggi che si stanno eseguendo sul Tagliamento propagandandoli come interventi da adottare per ridurre il rischio alluvionale, sono dichiarazioni poco credibili, soprattutto dopo le informazioni che ci hanno fornito gli esperti. È molto più probabile che la ghiaia servirà per opere cementizie i cui profitti sono evidentemente molto più interessanti rispetto ai destini del fiume e delle persone che vivono nelle sue vicinanze.

      Franca Pradetto Battel  Dignano



da Il Gazzettino di Sabato 13 Marzo 2010, Paola Treppo

Il tema della protezione di Latisana dalla una piena del Tagliamento fa discutere le comunità rivierasche e le amministrazione municipali dei paesi lambiti dalle acque del grande fiume, che temono un futuro “sì” alle casse di espansione. Tassativa la posizione dell’assessore all’ambiente della Lega Nord di San Daniele, Alessandro Casasola, che di queste opere da realizzare sul tratto compreso tra Forgaria e Dignano non vuol proprio sentirne parlare: “se, mai, i cantieri per eseguire questi lavori saranno aperti, sono pronto a incatenarmi ai camion per protestare e dire “no” alle casse. Il Tagliamento è un bene di tutti, unico fiume in Europa ad aver mantenuto nei secoli il suo alveo naturale e per questo è studiato in diversi Paesi. Non possiamo avere sempre la presunzione di controllare la natura pensando di avere successo”. Casasola ritiene sensato, nel caso ci sia bisogno di un intervento sul fiume, di eseguire invece dei prelievi di ghiaia, ad esempio per il cantiere di prossima apertura sulla A4. “Il questo modo utilizzeremo un bene della nostra terra e non andremo a creare cave col rischio, poi, di trasformarle in discariche o in chissà cosa altro, con danno al territorio. Il Caroccio, sul fronte del “no” alle casse, a differenza di altre forze politiche in provincia di Udine, ha sempre mantenuto una posizione coerente e unitaria perché crede in un progetto di tutela di Latisana alternativo. Bisogna pensare anche, cosa mai detta, alla tutela dell’area di San Michele al Tagliamento, che si trova sull’altra sponda”. Un vecchio piano proposto dal Wwf prevedeva un allagamento controllato in caso di piena delle campagne con creazione di zone umide a seguito della rottura da parte dell’uomo degli argini. Lancia una provocazione, Casasola: “Nel caso di renda necessario, sarà mia cura chiedere consiglio sul dà farsi alle popolazione sudtirolesi”.



Pronti a tornare in piazza

Messaggero Veneto  13 marzo 2010   pagina 13   sezione: PORDENONE

SPILIMBERGO. C’è preoccupazione sulla riva destra del Tagliamento dopo il consiglio comunale di Latisana nel quale l’assessore regionale Elio De Anna, pur dicendosi personalmente contrario al progetto, ha di fatto aperto le porte a un commissario di nomina governativa che, tra quattro mesi, si pronunci sulle casse d’espansione. La comunità di Pinzano è fortemente contraria, e non si esclude che presto si possa tornare a manifestare pubblicamente contro il progetto. Intanto, sulla riva sinistra, nella vicina Dignano, Franca Pradetto, portavoce del comitato “Assieme per il Tagliamento”, ha chiesto prudenza all’amministrazione regionale, ma ha anche confermato che la società civile è pronta per protestare. «Chiediamo che la soluzione – ha detto - sia trovata e messa in atto con il maggior consenso possibile e tutta la calma necessaria perché non stiamo affrontando un’emergenza. Non si può pensare di decidere sul futuro del fiume in quattro mesi soltanto perché ci sono dei soldi da spendere. Il Tagliamento è la storia della nostra gente che sarebbe disposta anche oggi a tornare in piazza». Nel frattempo, nei cinque comuni coinvolti dal progetto (oltre a Pinzano e Dignano ci sono Spilimbergo, San Daniele e Ragogna) si studiano possibili azioni per poter ribadire la propria contrarietà. Ci si chiede, inoltre, come mai i progetti riguardino sempre questa zona del fiume, una delle più belle dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. «Gli addetti ai lavori me lo hanno anche spiegato – ha affermato il sindaco di Pinzano, Luciano De Biasio - Per loro la stretta tra Pinzano e Ragogna è importante, in quanto permette determinate soluzioni progettuali. Però noi continuiamo a essere contrari». De Biasio d’intesa col collega di Ragogna Daffara l’altro giorno ha chiesto nuovamente un incontro urgente a Tondo e De Anna. I sindaci sono anche pronti ad andare a Roma per far sentire le loro ragioni. «Ragioni che non sono solo le nostre personali – ha osservato De Biasio – ma quelle di tutte le nostre comunità, che non vogliono le casse». I primi cittadini hanno già fatto sapere che non accetteranno la via delle casse di espansione (la definiscono «già vecchia prima d’essere realizzata») e prevedono per essa, se fosse portata avanti, uno stop in base alla direttiva habitat dell’Unione europea che «consente sì d’intervenire su un Sito d’interesse comunitario, ma solo in mancanza di alternative». Si è mossa anche l’associazione ambientalista Acqua, la quale ha chiesto «un incontro urgente» col procuratore della Repubblica di Udine, e il collega della Corte dei conti di Trieste, al fine di esaminare il materiale tecnico finora prodotto sul tema casse, tenendo anche conto dei tre ricorsi pendenti innanzi al Tribunale superiore delle acque pubbliche, e di una petizione attualmente al vaglio del Parlamento europeo. La sicurezza fluviale del Tagliamento è anche l’oggetto di una lettera inviata dallo stesso sodalizio al presidente della Republica, al presidente del Consiglio e al ministro dell’Ambiente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


Tagliamento sicuro, ma senza casse

Messaggero Veneto  12 marzo 2010   pagina 14   sezione: UDINE

DIGNANO. Irresponsabili, incivili, compiaciuti fisicamente dal fare opposizione alle casse di espansione? «Se il capogruppo regionale del Pdl, Daniele Galasso, ha davvero detto queste parole in consiglio comunale a Latisana chiediamo porga pubblicamente le sue scuse alla nostra gente, che non ha mai lottato contro il centro della Bassa, ma anzi, ha sempre ribadito la necessità di intervenire per metterlo in sicurezza, senza però distruggere il Tagliamento e il nostro territorio». A dirlo sono stati ieri mattina i sindaci di Ragogna e Pinzano, Mirco Daffarra e Luciano De Biasio, dopo essersi confrontati con i colleghi di Spilimbergo, San Daniele e Dignano rispetto alle novità emerse, sul fronte Tagliamento, in consiglio comunale a Latisana. Galasso aveva definito «irresponsabile e incivile la protesta dei sindaci dell’alto corso». All’assemblea civica, oltre al capogruppo, era intervenuto anche l’assessore all’ambiente Elio De Anna, che ha reso noti i tempi entro i quali intende dirimere la questione: quattro mesi per cercare il consenso, dopodiché tutto passerà in mano a un commissario governativo. Cosa che ha ribadito ieri ai colleghi dell’esecutivo regionale. Si tratta dell’ennesimo colpo per i sindaci dei 5 comuni interessati dal progetto delle casse di espansione, che dopo aver inoltrato formale richiesta d’incontro, sia a Tondo che a De Anna, attendono da oltre una settimana d’essere convocati. «Stiamo ancora aspettando – hanno detto ieri sconsolati -. Pare che per la Latisana gli amministratori regionali trovino il tempo e che invece non ne abbiano per incontrare i sindaci dei nostri 5 comuni». Nel corso delle ultime settimane, da quando cioè s’è parlato per la prima volta dell’ipotetico arrivo di un commissario il clima si è fatto più teso. Ed è peggiorato – i sindaci non ne fanno mistero – dopo l’intervento di De Anna a Latisana. «Quattro mesi per trovare una soluzione sono insufficienti – dichiarano i primi cittadini -. Sono anni che chiediamo l’istituzione di un tavolo, ma non tanto per fare. Siamo disposti a metterci del nostro, a fornire tutti gli studi che abbiamo per trovare una via d’uscita che interessi l’intera asta del fiume, non accetteremo invece la via delle casse di espansione, già vecchia prima d’essere realizzata. Una via che tra l’altro, se scelta, dovrà fare i conti con l’oste. Vale a dire con la direttiva Habitat dell’Unione Europea che consente sì d’intervenire su un Sic (sito di interesse comunitario), ma solo in mancanza di alternative. E non è questo il caso». Maura Delle Case ©RIPRODUZIONE RISERVATA




Latisana: «Bisogna rispettare la legge»

Messaggero Veneto  12 marzo 2010   pagina 14   sezione: UDINE

LATISANA. Una delibera di Giunta regionale per invitare il Governo a individuare una figura di commissario al quale vengano attribuiti poteri attuativi ed esecutivi di quanto previsto dal Piano stralcio dell’Autorità di bacino, legge dello Stato. Nel frattempo compito dell’assessore regionale all’ambiente Elio De Anna sarà quello di incontrare i sindaci contrari alle casse d’espansione per capire le ragioni del dissenso espresso di recente da parte di comunità che a suo tempo non avevano affatto manifestato contrarietà a tali opere, mediazione voluta dall’assessore che per questo ha chiesto a Latisana di attendere ancora quattro mesi, per cercare il massimo del consenso sulle opere di laminazione delle piene del fiume Tagliamento. «Scelta quella delle casse che non è maturata a Latisana – ha voluto ricordare l’altra sera in consiglio comunale il capogruppo dell’Ulivo, Ernesto De Marchi - ma in sedi autorevoli sia dal punto di vista tecnico che politico e sostenuta dalle istituzioni locali del medio Friuli. E adesso la Regione intende o non intende rispettare e far rispettare la legge dello Stato – ha chiesto De Marchi all’assessore De Anna ospite del consiglio - attendiamo una risposta chiara ed esaustiva sulla volontà di proseguire sulle scelte che fino a qui hanno orientato le azioni e gli interventi di tutti i soggetti Genio civile, comune e Regione stessa». In apertura dei lavori mercoledì sera il sindaco di Latisana, Micaela Sette, ha cercato di tracciare la lunga storia che più di dieci anni fa ha portato alla stesura del piano dell’Autorità di bacino con gli interventi definitivi per la prevenzione dalle esondazioni del fiume, una parte di opere che Latisana con l’importante sostegno della Regione ha eseguito, come la diaframmatura degli argini, «in questo modo non si rischia più la rottura degli argini ma solo (si fa per dire) la tracimazione del fiume», l’allargamento dell’alveo, fino all’innalzamento del ponte della ferrovia e all’estensione su tutto il territorio comunale di un vincolo a costruire al di sotto del piano di campagna. «Quelli che abbiamo realizzato noi sono interventi complementari previsti dal piano dell’Autorità di bacino – ha ribadito il sindaco - ma è tutto quanto previsto dal piano a dare un risultato». Paola Mauro ©RIPRODUZIONE RISERVATA




Il popolo delle 20 mila firme: ci mobiliteremo

Messaggero Veneto  12 marzo 2010   pagina 14   sezione: UDINE

Il comitato DIGNANO. «Chiediamo che la soluzione sia trovata e messa in atto con il maggior consenso possibile e tutta la calma necessaria perché non stiamo affrontando un’emergenza». Franca Pradetto, portavoce del comitato “Assieme al Tagliamento”, che ha raccolto 13 mila firme contro le casse (altre seimila sono state raccolte dall’associazione “Aqua”) chiede prudenza. «Non si può pensare di decidere sul futuro del fiume in 4 mesi solo perché ci sono dei soldi da spendere». L’intervento dell’assessore regionale all’ambiente Elio De Anna ha provocato ieri una vera e propria catena di telefonate tra la gente, i sindaci e i leader dei comitati oppositori alle casse di espansione. Una delle prime l’ha ricevuta il primo cittadino di Pinzano, svegliato di soprassalto dallo squillo di un cellulare. «Era un mio concittadino – ha raccontato ieri -, che aveva appena letto il giornale e voleva informarmi delle dichiarazioni di De Anna». Lo squillare dei telefoni è proseguito tutto il giorno portando a orecchi diversi la stessa, urgente, domanda: Cosa dobbiamo fare? Sindaci e comitati hanno cercato di gettare acqua sul fuoco, ma la reazione di tante persone è stata indicativa. «Il Tagliamento è la storia della nostra gente che sarebbe disposta anche oggi a tornare in piazza – dichiara la Pradetto -. Speriamo però non sia necessario e che si arrivi a una soluzione condivisa da tutti i portatori d’interesse. Soluzione che potrà emergere solo in sede a un tavolo di concertazione. Lo diciamo ormai da anni. Alla Regione avevamo anche suggerito i nomi di due ricercatori di fama internazionale (Klement Tockner e Marco Tubino), ma non siamo stati ascoltati». «Ora ci si dice che siamo incivili, quando da anni siamo impegnati, come comitato, nella ricerca di soluzioni alternative alle casse – continua la portavoce di “Assieme per il Tagliamento” -. Ricordo solo il maxi convegno che due anni fa portò a San Daniele esperti internazionali di ingegneria idraulica, dimostrando l’inutilità di queste opere e le vie alternative. C’erano rappresentanti di tutta l’asta del fiume, da Lorenzago a Lignano. Mancava solo Latisana». Come i sindaci dei 5 comuni interessati anche il comitato si dice disposto a fare la sua parte. «A patto che – conclude la Pradetto - i commissari stiano a casa loro». ( m.d.c. )



da Il Gazzettino di Giovedì 11 Marzo 2010,

Tagliamento, pochi mesi - L’assessore regionale De Anna assicura tutti


LATISANA - Entro pochi mesi la questione sulla messa sicurezza dell’abitato di Latisana da eventuali esondazioni del Tagliamento e la questione legata alle altre criticità lungo il grande fiume friulano sarà portata all’attenzione dell’Autorità di bacino.

      Lo ha detto, ieri sera, ospite di un consiglio comunale aperto convocato dall’amministrazione municipale, l’assessore regionale Elio De Anna, invitato all’assemblea civica dal sindaco Micaela Sette.

      «Il percorso da fare è già chiaro, come è chiara la posizione dei sindaci dell’Alta e della Bassa Friulana - ha detto - sarà creato in tempi brevissimi un laboratorio tecnico sul fiume cui saranno invitate a confrontarsi tutte le amministrazioni municipali dei paesi che sono bagnati dalle acque del Tagliamento, dalla montagna al mare, dalla provincia di Udine a quella di Pordenone. In quella sede si andrà a prendere in esame tutte le soluzioni possibili; si parlerà anche di casse di espansione, naturalmente, per capire se si tratta ancora di una soluzione moderna o comunque applicabile. Sarà un momento, credo, di viva discussione da cui dovranno uscire, alla fine, delle conclusioni certe, da portare poi all’attenzione dell’Autorità di bacino. Quando la stressa Autorità di sarà espressa, avrà preso la sua decisone finale, chiederò al presidente Tondo di attivarsi per la nomina di un commissario».

      De Anna ricorda l’accordo raggiunto tra Regione e Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per l’esecuzione di importanti opere di messa in sicurezza nella nostra regione, per l’importo di 53 milioni di euro. Il fondo è stato impiegato fino a oggi per otto progetti, con sfruttamento del 20% della somma stanziata dallo Stato. Resta da sciogliere il nodo della difesa di Latisana da una possibile ondata di piena, prevista nell’arco di cento anni.




De Anna: in 4 mesi il piano per il Tagliamento

Messaggero Veneto  11 marzo 2010   pagina 14   sezione: UDINE

LATISANA. Quattro mesi di tempo per cercare il massimo del consenso mentre il rischio attuale è di perdere i finanziamenti già stanziati «poi si passa a un commissario non regionale che venga qui e parta in modo deciso per mettere in sicurezza Latisana forse stralciando il Piano dell’Autorità di bacino e lavorando con una corsia preferenziale”. Una scelta quella di un commissario extra regionale che ha visto d’accordo anche il sindaco di Latisana «per evitare coinvolgimenti politici e territoriali». Ieri sera è stato il giorno dell’ennesima promessa di impegno e dell’ennesimo rinvio «per capire la situazione» dell’ennesimo assessore regionale all’ambiente mentre a Roma nel pomeriggio veniva modificato il testo del Piano stralcio recependo la sentenza del Tribunale delle acque e togliendo i vincoli ai terreni che circondano l’area del progetto delle casse. L’assessore regionale Elio De Anna ieri sera è arrivato in consiglio comunale a Latisana per parlare di Tagliamento «senza la soluzione in tasca, ma con la volontà di capire», ma intanto fa sapere «sulle casse sono contrario però è un giudizio personale non posso essere contrario come assessore e non è un giudizio tecnico che invece è quello che devo portare avanti. Penso sia utile costruire un tavolo tecnico per cercare di capire perché i sindaci dell’alto corso del Tagliamento prima hanno detto si e poi si sono opposti alle casse». «C’è qualcosa di patologico e irresponsabile e per niente civile dell’atteggiamento delle comunità dell’alto corso – ha detto il capogruppo regionale del Pdl, Daniele Galasso - paiono provare un vero piacere fisico nel fare opposizione con i loro comitati». Il sindaco Micaela Sette parlando in rappresentanza di una comunità che prova malessere e dispiacere (anche se in sala ieri sera questa comunità stanca di promesse non era presente) ha invitato l’assessore regionale a procurarsi nei suoi uffici le ulteriori analisi richieste dalla Regione non più di qualche anno fa per arrivare ancora una volta alla conclusione che le casse d’espansione sono l’unica soluzione adottabile e anche la documentazione del Piano stralcio per capire come quando era il momento giuridico corretto per presentare osservazioni nessun comune dell’alto corso di è opposto alle casse. Paola Mauro ©RIPRODUZIONE RISERVATA